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Vecchio 08-02-2006, 23:19   #1
Ullrich
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Omaggio a Riam

Ormai quattro anni fa, ai tempi della Quarta Profezia, prima di DAoC, vi era un player di nome Riam.
Postò poco, ma ogni suo intervento fu un capolavoro.
Ve li riporto.
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Vecchio 08-02-2006, 23:20   #2
Ullrich
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Re: Omaggio a Riam

BG di Riam

Il mio nome è Riam e sono nato in una fattoria vicino a Lightheaven. Mio padre Etribus era un contadino con terre proprie, mia madre Alia morì di parto. La vita nella fattoria era dura, fin dall'età di 7 anni dovetti aiutare mio padre nell'accudire il bestiame e nel lavorare i campi, inoltre le tasse aumentavano sempre di più e a noi rimaneva poco con cui vivere.
Quando avevo 13 anni, nel primo giorno di primavera, mio padre si ammalò. Una vita di fatiche e di stenti aveva esatto il suo prezzo. Disperato mi recai al tempio di Artherk implorando aiuto, sapevo che i monaci avevano poteri di guarigione miracolosi, tuttavia sapevo anche che per esercitarli chiedevano un lauto compenso.
A nulla servirono le mie lacrime e le mie suppliche, non avrebbero fatto niente senza compenso e io non avevo di che pagarli. Mio padre morì 4 giorni dopo.
Rimasi solo, non avevo altri parenti. Nei mesi successivi mi occupai della fattoria, ma per via di una forte siccità il raccolto fu molto scarso, inoltre il lavoro era troppo per un ragazzino e di conseguenza anche alcune bestie morirono.
All'inizio dell'inverno i soldati del re si presentarono insieme ad alcuni monaci per esigere il pagamento dei tributi, non avendo niente con cui pagarli le mie terre furono confiscate e io fui venduto ad un esercito di mercenari come schiavo. Nell'esercito fui costretto a svolgere i lavori più pesanti e umilianti fino a quando, all'età di 15 anni, fui in grado di impugnare la spada e di guadagnarmi da vivere combattendo. Gli anni passati insieme ai mercenari indurirono i miei muscoli e il mio cuore, cavalcavamo portando la morte e spesso essa veniva a farci visita. I nostri compiti consistevano per lo più nel reprimere rivolte in alcune feudi, combattevamo i contadini e razziavamo i lori villaggi.
Quando avevo 18 anni attaccammo un villaggio vicino a Windhowl che reclamava la sua indipendenza dal regno, la battaglia fu breve e cruenta; la resistenza fu massacrata. Uno dei nostri esploratori aveva avvistato un tempio di Artherk poco distante a nord, sicuramente i monaci erano già scappati ma forse avevano lasciato qualche prezioso nell'edificio. Avidi di denaro ci dirigemmo al santuario. Tuttavia nel tempio trovammo solamente alcuni contadini feriti e nessun bottino, i miei compagni se ne andarono in cerca di altri luoghi da depredare ma io rimasi. Avevo visto qualcosa che risvegliò in me una rabbia immensa che covavo nel cuore da anni: un prete di Artherk era tra i feriti. Mi feci largo tra i contadini con la spada snudata, mio padre sarebbe stato vendicato. Quando fui vicino al sacerdote lo presi per la
spalla e lo costrinsi a guardarmi: "stai per morire vecchio! Pagherai per i crimini del tuo ordine". Egli mi fissò e nei suoi occhi scorsi una calma incredibile: "Quando avrò finito di curare questa gente mi ucciderai, sarò lieto di morire se questo servirà a placare l'ira che ti consuma. Ma ora altri hanno bisogno di me" disse indicando i feriti "ora spostati e lasciami pregare per loro".
Quelle parole mi colpirono profondamente e la mia rabbia parve scomparire improvvisamente, mi sentivo impaurito e perso. Non volendo mostrare la mia debolezza mi voltai e uscii dal tempio: "Aspetterò qui vecchio, non pensare nemmeno di fuggire" gli dissi.
Restai in quella zona per 3 settimane durante le quali il prete, che seppi chiamarsi Arius, continuò ad assistere i feriti con le sue preghiere. In quel periodo assistetti a grandi prodigi: arti che ricrescevano e ferite mortali che guarivano. Indubbiamente quel prete aveva poteri straordinari.
Quando infine anche l'ultimo contadino fu guarito Arius mi raggiunse e si tolse la veste rimanendo a torso nudo: "Ora sono pronto a morire" mi disse. Lo guardai dritto negli occhi e sollevai la spada, ma il mio braccio ricadde inerme al fianco. Non avevo la forza di uccidere quell'uomo così nobile, nei suoi occhi calmi potevo vedere che bestia ero diventato. Caddi in ginocchio e piansi, egli prese la sua veste e la depose davanti a me: "Puoi ricominciare, la scelta è tua" e così dicendo si avviò al villaggio. Da quel giorno lo seguii e imparai i principi di Artherk, il mio cuore che si era chiuso in se stesso si riaprì, Arius mi aveva donato una nuova vita.
"Artherk non è un'entità superiore che impone delle regole" mi diceva "egli è parte di te e tu sei parte di lui, quando segui i principi più nobili che albergano nel tuo cuore tu preghi Artherk. Ora Riam rivolgi il tuo sguardo dentro di te e
potrai parlare col dio". Due anni dopo riuscii a guarire la gamba fratturata di un bambino, ero una cosa sola con il dio della luce.
Un anno dopo Arius morì, piansi per lui ma il mio cuore era leggero. Egli continuava a vivere in me tramite i suoi insegnamenti. Ero pronto a seguire la strada che egli aveva tracciato. Quando seppi che vicino a Lightheaven l'attività dei folletti si era fatta più intensa mi avviai verso quei luoghi.
Se prima avevo combattuto per vendetta ora l'avrei fatto per ottenere redenzione.

Riam
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Vecchio 08-02-2006, 23:21   #3
Ullrich
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Re: Omaggio a Riam

La triste storia di Riam e Lia

E' quasi il tramonto e la locanda di Lightheaven è gremita di persone che cercano qualche attimo di serenità dopo i tragici eventi che hanno sconvolto la città. Un bardo vicino al camino imbraccia il suo strumento e comincia una ballata.

"Ascoltate miei gentili ospiti, ascoltate la storia che canto da sempre, ascoltate la storia di Riam. Riam il mercenario, Riam il massacratore. Come egli divenne mercenario e come poi trovò la luce di Artherk è una ballata conosciuta, ma ciò che non conoscete è la storia di Riam e Lia. La donna che egli amò... la donna che egli uccise!
Quando Riam, ancora bambino, venne venduto ai mercenari come schiavo conobbe altri fanciulli a cui era toccato lo stesso destino. Tra di loro vi erano anche alcune ragazzine, a loro sarebbe toccato il destino peggiore: sarebbero diventate prostitute e costrette ad assecondare i desideri dei guerrieri.
Se il fato di un maschio era di morire trafitto da una spada quello di una donna era di morire trafitta nello spirito.
Una delle ragazze si chiamava Lia e la luce di gioia che portava nei suoi occhi non si spense mai, nemmeno quando all'età di 14 anni dovette cominciare il suo lavoro, la sua condanna.
Riam imparò a conoscere Lia e presto la loro amicizia divenne qualcosa di più: divenne amore.
Ma era un amore malato! Triste! Era un misto di luce e tenebra in violento contrasto. Il mercenario l'amava, ma l'odiava anche! L'odiava perché l'amore di Lia gli faceva dimenticare l'odio che provava per coloro che avevano lasciato morire suo padre. Riam non poteva permettere che quell'odio svanisse, sarebbe equivalso a tradire la memoria dell'amato genitore.

Una notte d'inverno, esattamente 6 anni fa, Lia raggiunse il suo amato nella tenda dove riposava dopo la battaglia. Non parlò, lo baciò e basta. Poi con un sussurro gli disse di seguirlo. Il mercenario incuriosito si alzò e la seguì nei boschi, fino al fiume. Solo allora si accorse che la ragazza aveva con sé una spada. Lia si girò e porse la spada a Riam "fallo tu amore mio, io non posso continuare a vivere in questo modo. Insieme a te ho provato momenti di pace, ora ti chiedo di farla durare per sempre".
Il ragazzo, il massacratore, prese la spada. La strinse saldamente mentre guardava gli occhi dell'amata e vi leggeva un amore profondo, lo stesso amore che spegneva il fuoco del suo odio. La natura sembrò ammutolirsi per alcuni istanti. Infine il colpo mortale fu sferrato. Lia cadde nel fiume e il suo corpo fu portato via dalla corrente. "Con te muore il mio amore, ora solo l'odio muoverà i miei passi".
Ma il nobile Arius, come racconta un'altra ballata, salvò Riam da questo destino di odio e vendetta.
Ora colui che una volta era mercenario segue la via della luce ed è un chierico, ma nel suo zaino porta ancora con se la spada insanguinata dei suoi anni oscuri. Ancora oggi, durante la notte, il sangue incrostato sulla spada richiama le vittime del mercenario le quali gli fanno visita tormentandolo."

Il bardo finita la sua canzone si alzo avvolgendosi nel mantello e si diresse verso la porta della locanda. "Aspettate" disse l'oste "fuori fa freddo, perché non restate e ci cantate qualche altra storia?", " Magari più allegra" aggiunse borbottando.
Il musico si fermò e si volto, la sua figura sembrava trasparente e i suoi occhi erano rossi. "Mi dispiace signori, ma è notte e non posso trattenermi oltre. I miei fratelli, le altre vittime di Riam il massacratore, mi aspettano... insieme gli canteremo questa e altre mille ballate, affinché ricordi i suoi peccati. Perché così è sempre stato, così è e così sempre sarà.... per l'eternità" e così dicendo svanì.

Nella notte oscura di Stoneheim, raggomitolato sul freddo marmo del tempio, un chierico pianse.

Riam
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Vecchio 08-02-2006, 23:22   #4
Ullrich
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Re: Omaggio a Riam

Il dono

I raggi del sole morente gli accarezzavano il viso mentre il suo sguardo saliva verso le luci che danzavano in cielo. Una preghiera era giunta fino a lui per poi salire in alto tra le stelle.
"Grazie Silmark, amico mio" disse il chierico.
Poi sì voltò e entrò nel tempio di Stonecrest, dirigendosi verso la stanza che i monaci gli avevano riservato. Una volta raggiunta la sua dimora entrò chiudendosi la porta alle spalle, dopo aver recitato alcune preghiere si tolse l'armatura e si sdraio sul pavimento. Da lungo tempo non dormiva più in un letto, era una cosa a lui estranea. Prese una spada chiazzata di sangue dal suo zaino e ne strinse forte l'elsa con entrambe le mani, istintivamente portò le ginocchia incontro al petto, nella posizione che negli anni passati come mercenario gli aveva permesso di escludere dalla mente le urla dei feriti che pervadevano l'aria dell'accampamento.
Piano piano la percezione del mondo esterno svanì e i suoi sensi si concentrarono sulla spada: l'elsa era viscida del sangue che si era risvegliato con le tenebre. Esso avrebbe brillato come un faro attirando le anime di coloro che furono uccisi dalla spada. Sarebbero venute e gli avrebbero raccontato, ancora una volta, come erano morte.
All'improvviso un fruscio vicino al capo lo fece sussultare, il suo primo ospite era giunto. Il chierico strinse le palpebre più forte che poté, fin quasi a farsi male, aveva paura di ciò che avrebbe visto.
Un tocco gentile fugò le sue paure, la stretta attorno alla spada si sciolse e i suoi occhi si aprirono di scatto. Si trovò a fissare uno splendido volto incorniciato da lunghi capelli biondi, due occhi castani lo guardavano intensamente. Due occhi pieni di gioia. Gli occhi di Lia.
Riam sì alzò esitante aiutato da Lia che senza proferire parola sì avviò verso l'uscita del tempio, il chierico fece per seguirla ma qualcosa di freddo lo trattenne. Sì voltò e si trovo a guardare le orbite vuote di un bambino dal cui petto fuoriusciva un dardo di balestra, dietro di lui vi era una schiera di spettri. Ognuno con una ferita mortale. "Non andare" disse il bambino "ascolta la mia storia". "Non andare, ascolta la mia storia" dissero all'unisono gli spettri. "Non andare, ascolta la mia storia" ripeterono come una nenia. Lia si avvicinò a Riam e lo spettro mollò la sua presa, "li hai ascoltati ogni notte, solo per questa volta lasciali andare" disse la donna, e così il chierico fece.
Insieme si avviarono fuori dal tempio, camminarono a lungo in quello che Riam non sapeva se essere un sogno o realtà. Non sapeva nemmeno se vi fosse una reale differenza.
Infine giunsero ad un ciliegio, lì Lia si adagiò e il chierico fece altrettanto. I due innamorati si fissarono a lungo, poi l'uomo parlò con voce rotta: "Lia, quanto ho desiderato rivederti! Quanto ho desiderato poter guardare ancora i tuoi occhi, poterti dire quanto mi dispiace... poterti chiedere perdono".
La mano di lei si alzò e delicatamente, come una goccia di pioggia nella tempesta, sfiorò il viso di colui che amava: "ti ho perdonato tanto tempo fa, ogni giorno che hai pregato per me, ogni notte che hai pianto per me". Il suo dolce tocco e le sue parole penetrarono nell'animo di Riam che senza accorgersene sì ritrovo adagiato alle ginocchia di Lia mentre scivolava in un sonno senza sogni. Lei continuò ad accarezzarlo mentre sussurrava: "tutte le tue vittime ti hanno dato il loro perdono, ne manca solo una. E quella sei tu, vittima di te stesso".

Se quella notte qualcuno fosse passato vicino al tempio di StoneCrest avrebbe visto, sotto un ciliegio illuminato da una calda luce dorata, uno splendido angelo che cullava teneramente un bambino con le sue ali. Un bambino che, per la prima volta dopo molti anni, dormiva rilassato.

Riam
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Vecchio 08-02-2006, 23:24   #5
Ullrich
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Re: Omaggio a Riam

Una battaglia

Una fitta nebbia era scesa sul campo di battaglia, come se un dio impietosito avesse steso un velo per nascondere il massacro. Un chierico si aggirava tra i cadaveri in cerca di sopravvissuti, era arrivato tardi per impedire lo scontro ma forse avrebbe ancora potuto fare qualcosa.
Camminò per svariati minuti accompagnato dal verso stridulo degli avvoltoi, volteggiavano sopra di lui osservandolo e di tanto in tanto scendevano a terra per poi risalire subito in cielo. Sembravano incuriositi da Riam, un angelo tra i morti era una vista insolita anche per loro.
Un gemito attirò l'attenzione del chierico: poco distante, riverso su un fianco, giaceva un soldato. Riam gli si avvicinò e vide che l'uomo era ferito gravemente al torace, il colorito pallido indicava la perdita di molto sangue. Era al di là di qualsiasi preghiera di guarigione, la morte l'avrebbe reclamato presto.
Il soldato gemette e aprì gli occhi guardando il chierico per lunghi istanti: "sei venuto a portarmi via angelo?", disse con voce tremante.
"Sono qui per pregare per te, il tuo cammino è finito" rispose il chierico con voce tenue.
"Non ricordo più..." disse il guerriero mentre un rivolo di sangue gli colava lungo la guancia, "per cosa ho combattuto?". Riam rimase silenzioso mentre una leggera pioggia cominciava a cadere.
L'uomo mosse leggermente la testa mentre il suo sguardo spaziava per il campo di battaglia: "da morti siamo tutti uguali, non riesco a distinguere i nemici dagli alleati".
Il chierico seguì lo sguardo del morente mentre si trovava a riflettere sulla fragilità della vita umana e sulla forza che questa consapevolezza donava.
Il guerriero si portò una mano al collo e strappò, con le poche forze rimanenti, un pendaglio. Lo porse poi al chierico: "ti prego, porta a questo a Windhowl, alla locanda. La cameriera è mia moglie", la sua voce si spezzò, poi riprese: "le avevo promesso che l'avrei riportato indietro".
Riam tese la mano è afferrò il gioiello che gli veniva posto, troppo sconvolto per parlare.
Il soldato si mosse leggermente cercando una posizione meno dolorosa: "perché ci avete abbandonati?" chiese.
"Che cosa intendi?" disse il chierico mentre cercava di sollevare la testa del ferito per permettergli di stare più comodo. L'uomo sforzandosi parlò, le parole erano appena udibili: "dal giorno della comparsa di voi angeli abbiamo atteso un segno. Pensavamo che ci avreste aiutati, che foste venuti per rassicuraci. Per dirci che il futuro sarebbe stato luminoso" fece una lunga pausa e poi riprese a parlare: "invece siete passati sopra di noi, splendidi essere di luce che volavano alti sopra le nostre esistenze". Lo sguardo del guerriero si fece vitreo mentre fissava un punto in lontananza nel cielo: "dimmi angelo... dove ti portano le tue ali?". E spirò.

Riam si alzò lasciando cadere l'elmo sul freddo terreno, spiegò le ali chiazzate di sangue per tutta la loro ampiezza e lasciò che la pioggia le accarezzasse. Poi sussurrò: "lontano... ma mai abbastanza".

Riam
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Vecchio 08-02-2006, 23:25   #6
Ullrich
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Re: Omaggio a Riam

Lord Stonecrest

I suoi passi rimbombavano cupi lungo i corridoi ammuffiti della cripta di Stonecrest. Le pareti umide, ospitanti i loculi in cui giacevano i resti di uomini morti da tempo, erano illuminate da un incantesimo di luce.
Riam pensò a quanto quell'incantesimo fosse affine al luogo in cui si trovava, era una luce fredda, spettrale, vuota dentro, come tutto laggiù
In lontananza poteva udire i gemiti di esseri non morti che si aggiravano in cerca di quello che potevano solamente ricordare: il calore della vita. I loro passi strascicati accompagnarono il chierico lungo tutto il suo percorso, ma non si avvicinarono mai. Il discepolo di Artherk era protetto dal suo dio, e qualsiasi creatura delle tenebre che vi si fosse avvicinata sarebbe bruciata. Gli zombie senz'anima non erano più in grado di pensare, ma il terrore atavico della luce li teneva lontani benché bramassero di sentire il calore del sangue.
Arrivato davanti ad un sarcofago Riam sì fermò, con una mano tolse uno spesso strato di polvere dalla tomba rivelando scritte antiche di secoli. Nessuno sa quale atti atroci commise Lord Stonecrest per meritare la sua condanna: la maledizione che lo legò a quel luogo per l'eternità. Ogni volta che i morti si agitavano nelle loro tombe era per accogliere il ritorno del loro signore, il chierico era giunto fin lì per impedirlo. Non era certo la prima volta che affrontava il Lord e non sarebbe stata l'ultima.
Riam si inginocchiò e pregò Artherk affinché gli desse la forza per affrontare il suo avversario. La pelle scricchiolò mentre si raggrinziva assumendo la consistenza della roccia, i suoi muscoli sembrarono incendiarsi mentre una forza soprannaturale li invadeva.
Pregno del potere della luce sì alzò e sposto violentemente il sarcofago che chiudeva la tomba, esso rovinò al suolo producendo un suono sordo che rimbombò lungo i corridoi della cripta. Due tizzoni ardenti brillarono nell'oscurità mentre una mano scheletrica artigliava i bordi della tomba. Lentamente l'essere che una volta era Lord Stonecrest emerse dal suo giaciglio. Lo scheletro mosse i primi passi incerti, poi i suoi occhi si fissarono su Riam, un ghigno sinistro si formò sulla sua bocca deforme mentre l'enorme sciabola si alzava per sferrare un corpo mortale.
Il chierico assestò la sua posizione bilanciando il proprio peso e si preparò a parare il colpo con il suo scudo di Drachen. Riponeva molta fiducia in quell'oggetto, si narrava che gli artefatti di Drachen furono creati dai laboriosi nani imbrigliando in ognuno di essi lo spirito di un drago.
La scimitarra del non morto si abbatté con violenza inaudita sullo scudo che sopportò il colpo senza accusare danni, tuttavia qualcosa non andava, come poteva essere così forte Stonecrest? Era forse la vicinanza del dormiente e dell'esercito oscuro a dargli un simile potere?
Riam indietreggiò schivando di stretta misura un altro fendente, poi scattò in avanti colpendo con la sua stella del mattino. Il non morto accusò il colpo alla spalla senza mostrare segni di cedimento, una mano scheletrica scattò con la rapidità del fulmine colpendo il chierico in pieno viso a mandandolo a sbattere contro una parete vicina. Mentre Riam ancora stordito si rialzava lo scheletro gigante si avventò su di lui con la rapidità del fulmine, la sua scimitarra balenò nell'oscurità colpendo il chierico al braccio e infliggendogli una profonda ferita, il sangue rosso scarlatto zampillò con violenza mentre fitte di dolore miste a sensazioni di calore soffocante invadevano la mente di Riam.
L'adepto di Artherk si accasciò e poi, con la forza della disperazione, si scaglio con tutte le sue forze contro il non morto. Lo colpì con una potente spallata in pieno petto e rovinò al suolo con il suo avversario. Riam si rialzò immediatamente portandosi sopra il corpo, ancora disteso a terra, del suo avversario e cominciò a tempestarlo di colpi. Le cavità orbitali dello scheletro brillarono di una intensa luce scarlatta, sembrava ridessero dei deboli colpi del chierico. Stonecrest afferrò il polso del sacerdote mentre questi stava calando un altro violento colpo, Riam senti le sue ossa crepitare mentre si spezzavano e abbandonò la presa sull'arma cadendo in ginocchio. Il chierico elevò una preghiera ad Artherk affinché lo aiutasse e uno scudo di luce bianca lo avvolse, lentamente Riam si sentiva venir meno, stava svenendo. Il non morto incombeva su di lui e tempestava la barriera magica di colpi sempre più potenti, presto avrebbe infranto la sua protezione e per lui sarebbe stata la fine. Improvvisamente una voce si fece strada nella mente del chierico, una voce forte e orgogliosa, una voce non umana "canta sacerdote! Canta la gloria del tuo dio! Canta! Io ti insegnerò le parole! Canta! Canta! Canta!" I pensieri di Riam furono inondati delle parole del canto, parole vecchie di millenni pronunciate da una razza che non era umana, e Riam cantò. Cantò della gloria del suo dio, cantò della sua forza, cantò della sua fierezza, e mentre la sua voce aumentava di tono raggi di luce penetravano nella cripta.
Il terreno prese a tremare mentre il soffitto della tomba si spaccava in vari punti lasciando entrare coni di una vivida luce dorata. Il chierico continuò a cantare mentre la gloria del suo dio lo pervadeva, "canta! canta!" urlava la voce nella sua testa. Una tomba vicina fu investita da un raggio di luce e esplose con un fragore assordante, la cripta di Stonecrest era testimone di qualcosa che non accadeva più da millenni. La collera del dio infinitamente buono era stata svegliata dal canto di Riam. Stonecrest indietreggiò mentre il chierico si alzava lentamente e con fierezza. La tomba era ora illuminata a giorno e l'aere sembrava invaso da evanescenti figure di angeli guerrieri che saettavano da una parte all'altra della cripta. Il canto raggiunse il suo culmine e Riam scatto in avanti colpendo Lord Stonecrest alla testa con lo scudo. Il teschio deforme del non morto esplose sotto la violenza del colpo mentre il resto del suo corpo veniva arso da una fiammata scaturita dall'artefatto di Drachen. In pochi secondi del corpo scheletrico non rimase che cenere.
La tomba ripiombò nelle tenebre e la forza soprannaturale abbandonò il chierico che cadde a terra sfinito. Mentre scivolava nell'incoscienza Riam pensò alla voce che l'aveva guidato e all'improvviso comprese la sua provenienza. Lo scudo di Drachen. L'artefatto in cui i nani avevano imbrigliato lo spirito di un drago.

Riam
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Vecchio 08-02-2006, 23:26   #7
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Re: Omaggio a Riam

Interludio

Riam giaceva in una pozza del suo stesso sangue, caldo e dall'odore pungente si portava via la sua vita scorrendo copioso dalla gola squarciata. Il signore dei vampiri gli aveva tolto la vita e lui l'aveva accettato come parte del suo destino, non serbava rancore, non gli importava. Presto sarebbe tutto finito. Scivolò nell'incoscienza.

Un cono di luce dorata squarciò le nubi sopra Lightheven avvolgendo il cadavere del chierico, attorno ad esso comparvero cinque angeli la cui pelle era bianca come l'alabastro, "portiamolo via" disse uno di essi, "forse lasciarlo qui sarebbe un atto più pietoso" rispose un altro. Rimasero in silenzio per alcuni istanti finché un terzo angelo parlò "comunque non spetta noi decidere" e così dicendo sollevò gentilmente il cadavere.
Le cinque creature angeliche scomparvero nella notte non viste e Riam con loro.

Il chierico senti una voce che lo chiamava, una voce non umana che aveva già sentito una volta, la voce del suo scudo di Drachen: "Gadriel... Gadriel....svegliati", non sentiva il suo corpo, "chi sei? Io non sono Gadriel, sono Riam" rispose.
All'improvviso una fitta di dolore nella testa, con chi stava parlando? Non ricordava, un altro gradino un altro stato di coscienza.
"Riam... Riam... dove vai?" chiese una voce di donna, vedeva una luce, "vengo da te Lia..." rispose.
Una pressione gentile sul cuore, si fece buio. Un altro gradino un altro stato di coscienza.
Il chierico aprì gli occhi, davanti a lui il suo mentore, il prete Arius. "Perché sei qui Riam? Perché non torni?". Riam sentiva di nuovo le sue membra, sentiva di nuovo il dolore: "sono morto Arius, il mio cammino è finito".
L'anziano chierico passò un panno sulle labbra macchiate di sangue di Riam e rispose: "da quando sei diventato così presuntuoso da decidere se il tuo cammino sia finito o no? Perché non hai combattuto? Potevi invocare Artherk e trovare rifugio nel tempio, lì nemmeno il vampiro Gilles può ferire".
"Non sono senza onore Arius, non potevo fuggire" rispose a disagio Riam. Arius sorrise tristemente "sono morte altre persone, delle guardie, se fossi fuggito forse avresti potuto avvisarle. Forse il vampiro non le avrebbe colte impreparate. Ah te lo leggo negli occhi! Ti stai tormentando per loro... non ti preoccupare, i chierici le hanno già riportate in vita, così come stanno cercando di riportare in vita te. Ora va! Torna!"
Di nuovo le immagini si fecero confuse e il dolore tornò ad assalire il chierico mentre piano piano il suo corpo gli faceva dolorosamente capire di essere ancora vivo.

In un luogo senza tempo la figura di Arius mutava, il suo corpo magro e curvo sotto il peso degli anni si raddrizzava mentre i muscoli si gonfiavano, lunghi capelli biondi sostituivano la chioma grigia del prete. Gli occhi brillarono e le pupille divennero color dell'oro, nella mano ora possente del chierico si materializzò una spada composta di pura luce, su di essa erano presenti splendide incisioni raffiguranti un angelo con dodici ali che sorreggeva il sole. La spada del dio Artherk: en-sha-da-ra
"Mio signore Artherk" disse un angelo apparendo all'improvviso davanti all'avatara del dio della luce "perché avete lasciato andare Gadriel? E se egli ricordasse?"
Artherk guardò con tristezza l'angelo "non si chiama più Gadriel, ora risponde al nome di Riam" disse mentre raccoglieva una piuma nera come la notte, una piuma che si era staccata dalle ali bianchissime del chierico "anche se il passato non può essere cancellato..."
L'angelo osservò la piuma con aria preoccupata: "mio signore, avete notato lo scudo? Gadriel ha ritrovato il suo compagno Atrius, il più grande tra tutti i draghi. Per ora il sigillo dello scudo ancora lo imprigiona, ma già riesce a parlare all'inconscio di Gadriel".
Artherk fissò il suo interlocutore: "stai cercando di dirmi che anche un dio può sbagliare?" chiese.
L'angelo si mosse a disagio e poi parlò: "no padre... ti sto chiedendo se un dio può permettersi di farlo"
Artherk non rispose.

Riam
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Vecchio 08-02-2006, 23:30   #8
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Re: Omaggio a Riam

Addio

L'oscurità era calata su Stoneheim avvolgendo la città in una quiete sepolcrale, la calma notturna era rotta solamente dalla marcia della guardia cittadina. Nel tempio di Artherk Riam si apprestava a passare la notte, la sua spada insanguinata giaceva sul freddo marmo aspettando il suo possessore.
Il chierico si apprestava a recitare le sue preghiere quando venne distratto da un rumore di passi che si avvicinavano alla sua porta, mentre un brivido gelato gli percorreva la schiena Riam si rivestì in fretta e si avvicinò alla porta chiedendosi chi mai potesse essere a quell'ora.
Non era preparato alla vista che gli si presentò quando aprì l'uscio, un servo di Ogrimar vestito di una semplice tunica nera torreggiava di fronte a lui fissandolo con uno sguardo vuoto ma intenso.
I due si fissarono per un tempo che al chierico sembrò interminabile, poi il suo ospite parlò con voce appena udibile "bentrovato fratello. Seguimi, nostro padre ci aspetta".
Riam rimase interdetto per qualche secondo e poi sfoggiò un pallido sorriso "sei venuto fin qui a quest'ora per prenderti gioco di me?", ma mentre parlava avvertiva un timore sempre più forte crescergli dentro.
Il suo ospite si avvicinò leggermente mentre il suo sguardo s'induriva "ancora non ricordi? Ah ma presto lo farai". E così dicendo allungò una mano verso il sacerdote, e prima che egli potesse anche solamente esprimere il suo disappunto un lampo di luce li avvolse teleportandoli via.
Quando Riam aprì gli occhi si trovò di fronte a un guerriero alto più di due metri che indossava un'imponente armatura di metallo nero, in alcuni punti sembrava addirittura che essa fosse composta d'ombra, la stanza in cui si trovavano era avvolta in una luce rossastra e sembrava essere immensa, infatti le pareti, se ve ne erano, si perdevano nell'oscurità.
Lo sguardo del chierico si fermò sulla spada del guerriero, era enorme e nera come la notte, alcune rune incise su di essa brillavano di una luce rossastra e malevola. Ogni tanto sottili lingue di fiamma avvolgevano la lama per poi spegnersi. Non vi era alcun dubbio, quella spada era al-hazar, la portatrice delle tenebre, la spada del dio Ogrimar.
"Vedo che alla fine mi hai riconosciuto, figlio" disse il guerriero, la sua voce sembrava risuonare direttamente nella mente del sacerdote.
"Figlio? Qual è il significato di queste tue menzogne?" rispose Riam con voce sicura solo all'apparenza, dentro di lui infatti sentiva crescere una grande paura dovuta alla presenza del dio.
Ogrimar rimase in silenzio per lunghi istanti e poi parlò "sei diventato così sciocco da non saper riconoscere la verità? Guarda le tue ali e ricorda! Ricorda il tuo vero nome, Gadriel".
Il chierico osservò le sue piume sapendo già cosa avrebbe visto, il nero della notte misto al rosso del sangue. Sicuramente era un'illusione pensò, ma poi all'improvviso un ricordo si fece strada nella sua mente, un ricordo risalente a prima della sua nascita su Altea, ma le immagini erano sfocate, non capiva. "Perché mi hai portato qui?", chiese con voce tremante.
Il dio delle tenebre serrò la presa sulla sua spada e parlò "per giudicarti, per giudicare colui che mi tradì. Non ricordi ancora del tutto vero? Non ricordi di come ti opponesti a me? Fu parecchi secoli fa, quando ancora i piedi dei nani calcavano queste terre.
Non ricordi come mi compiacevi? Cavalcando il tuo fedele compagno, il drago Atrius, il più fiero e potente della sua razza portavi distruzione in mio nome. Ma poi cambiasti, provasti pietà e amore per i mortali rifiutandoti di servirmi. Per la tua stoltezza ti scagliai nel limbo, e lì ti lascia per gli anni a venire, nel nulla assoluto avresti avuto il tempo per riflettere sui tuoi errori. Ma quando posi fine alla tua prigionia ti ostinasti ad apporti a me, tuo padre, il tuo signore.
Escogitai dunque una punizione ancora più dura, ti privai dell'immortalità e dei tuoi ricordi facendoti rinascere in questa epoca sotto spoglie umane. Uccisi tuo padre facendolo ammalare e feci sì che tu fossi venduto come schiavo, fui felice di vedere il seme della vendetta germogliare in te, fui felice di vedere la brama con cui versavi il sangue. Ma poi qualcosa cambiò, conoscesti Lia e il fuoco del tuo odio si attenuò. No figlio, l'amore non era contemplato nei miei piani, non potevo permetterlo. Fui io a far sì che quella femmina ti chiedesse di ucciderla, oh lei odiava quella vita, ma non voleva gettarla via così. In fondo le rimaneva la speranza e questo le bastava.
Con la sua morte pensavo finalmente di riavere avuto la tua fedeltà, la tua devozione, il tuo animo. Ma ancora una volta mi sbagliavo, conoscesti Arius e decidesti di seguire le gesta di quel prete, diventando un seguace di Artherk, il mio avversario."
Riam sembrò soffocare sotto il peso di quelle parole, voleva urlare in faccia a quel demone che erano tutte menzogne, voleva poter tornare alla sua vita e dimenticarsi di tutto. Ma non poteva, nel profondo del suo animo sentiva che era tutto vero.
"Ricordi ora vero? Dovevi essere il mio strumento di distruzione in terra! Ti donai un grande potere: ogni vita che avresti mietuto sarebbe stata imprigionata al tuo servizio. Per tutti questi anni hai pensato che le anime le quali ti facevano visita ogni notte lo facessero per ricordarti i tuoi peccati. Ah, che sciocco. In realtà ti imploravano di liberarle dal loro vincolo. Ti imploravano di lasciarle andare. Capisci ora? Sei pronto ad accettare la tua eredità? Mi giurerai fedeltà?"
Ogrimar rimase in silenzio a lungo fissando Riam poi disse: "prenditi il tuo tempo figlio mio, io aspetterò" e scomparve lasciando il chierico solo in quel luogo desolato.

Riam fissava il suo scudo mentre i ricordi gli affioravano alla mente poco alla volta, intorno a lui si affollavano le anime a cui aveva tolto la vita, per la prima volta poteva sentire chiaramente le loro suppliche, poteva udire i loro lamenti mentre imploravano la libertà.
Il chierico pose una mano sullo scudo e sussurrò: "Atrius... Atrius, torna a me amico mio", un bagliore accecante si sprigionò dall'artefatto, fasci di luce rossa scaturirono dallo scudo che sembrò creparsi, una figura enorme dai contorni sfocati si materializzò all'interno della luce. Poi fu di nuovo quiete. Dove prima giaceva lo scudo di drachen ora si trovava un drago immenso e fiero, le zanne possenti luccicavano nell'oscurità mentre dense volute di fumo nero si levavano pigre dalle narici della bestia. Gli occhi intelligenti e privi di emozione si posarono sul chierico: "torniamo a cavalcare Gadriel?"
Gadriel, quel nome risuonava con un nuovo significato nella mente dell'angelo oscuro, "Sì Atrius. Io, Gadriel, e te torneremo a volare", così dicendo salì in groppa al drago mentre con un gesto fluido impugnava la sua spada, essa non era più l'arma arrugginita e incrostata di sangue che l'aveva accompagnato durante la sua vita mortale. Ora la lama era di nuovo affilata e tagliente, risplendeva di una luce bluastra e fredda. L'impugnatura elegante era tempestata di pietre magiche chiamate gocce di notte. Quella splendida arma era stata forgiata dal dio Ogrimar in persona.
Le anime dei morti si accalcarono vicino al loro padrone sollevando le braccia in un muto gesto di acclamazione. Gadriel le osservò una ad una ed urlò: "anime che mi avete seguito per tutta la mia falsa vita mortale! Anime che mi dovete ceca obbedienza! Vi darò un solo ordine, e sarà l'ultimo. Andate! Siete libere da ogni vincolo! Abbandonate questo luogo maledetto e salite alla luce".
Le anime fremettero e divennero più luminose mentre saettavano verso l'alto giubilanti. Presto insieme a Gadriel e Atrius rimase solo la figura evanescente di un bambino dal cui petto spuntava un dardo di balestra.
"Cosa fai ancora qui?" chiese colui che una volta era Riam "raggiungi gli altri". Il bambino si portò una mano al petto strappando il dardo che vi era conficcato e lo gettò ai piedi del drago, poi parlò "Riam, Gadriel, sei perdonato" e scomparve.
Il fiero Atrius fissò il suo cavaliere dilatando l'enorme pupilla gialla: "Gadriel, sai cosa significa questo?"
Davanti a loro, distante un centinaio di metri, comparve un guerriero gigante alto svariati metri. L'avatara di Ogrimar era giunta per loro.
Gadriel fissò il gigante e con voce decisa disse: "Sì Atrius, significa che scendiamo in armi contro un dio" e così dicendo levò in alto la spada mentre il possente drago si lanciava in alto nello strano cielo rossastro.
Ogrimar sollevò l'enorme spada al-hazar preparandosi ad affrontare la carica disperata dei suoi avversari, il fiero drago si lanciò in picchiata contro il gigante eruttando fiamme rosse dalla bocca e riversandole contro il petto del dio dell'oscurità, il quale tuttavia non sembrò impensierito da esse. Quando Gadriel fu abbastanza vicino menò un poderoso fendente diretto verso l'elmo di Ogrimar, sì senti un sordo rumore metallico mentre la protezione del dio si frantumava in mille pezzi, un profondo taglio solcava la guancia del gigante sanguinando copiosamente.
Atrius rise fragorosamente mentre esultante esclamava: "complimenti Gadriel! Un colpo davvero magistrale!" tuttavia le parole gli morirono in bocca mentre osservava la spada del suo cavaliere precipitare verso terra. Pochi istanti dopo non sentì più il peso di Gadriel, voltandosi vide l'angelo seguire la spada nella sua caduta. Una pioggia di piume nere riempì vorticando l'aria mentre il corpo di Gadriel impattava contro il freddo terreno, il fianco squarciato dalla possente spada di Ogrimar.

(segue)
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Vecchio 08-02-2006, 23:31   #9
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(... continua)

Atrius planò velocemente verso il corpo martoriato, la ferita al fianco era chiaramente mortale, Gadriel non sarebbe sopravvissuto. Mentre il possente drago cercava di aiutare il suo cavaliere notò un'ombra avvicinarsi; Ogrimar, non più alto come un gigante, si muoveva verso di loro a grandi passi, il viso insolitamente triste.
"Perché hai rifiutato la gloria e l'immortalità figlio?" chiese l'avatara del dio. Gadriel mosse leggermente la testa fissando per alcuni istanti colui che lo aveva ferito mortalmente, poi rispose con voce appena udibile: "ho rinunciato all'immortalità perché solo così avrei dato un significato alla mia vita mortale", un rivolo di sangue scaturì dalla bocca dell'angelo, "Addio padre", sussurrò, "E' tempo di morire...". E spirò.
Ogrimar rimase a guardare il corpo straziato che giaceva ai suoi piedi per alcuni minuti, poi si voltò verso il drago e chiese "e tu Atrius cosa farai? Cosa farà il più fiero tra i draghi? Mi combatterai ancora?".
Atrius, il più antico tra i draghi, senza distogliere lo sguardo dal suo cavaliere morto parlò con voce calma e profonda: "ho un ultimo viaggio da compiere, poi non combatterò mai più" e così dicendo sollevò con delicatezza il cadavere di Gadriel posandoselo in groppa. Dopodiché il suo sguardo di nuovo duro fissò gli occhi di Ogrimar, l'avatara del dio annuì leggermente e Atrius spiccò il volo con le sue possenti ali.

Quella notte le guardie di SilverSky furono testimoni di un avvenimento che non si verificava da millenni, un enorme drago si avvicinava alla città ignara. Il terrore atavico che la vista della bestia generava inchiodò i soldati nelle loro postazioni, tremanti dalla paura pregavano Artherk affinché li aiutasse a sopravvivere.
Atrius sorvolò pigramente la città per poi atterrare nel cimitero, lì posò delicatamente il corpo di Gadriel su una tomba, lo compose di modo che le braccia fossero incrociate sul petto e sopra le mani attorcigliò il ciondolo che portava al collo, una semplice collana con una gemma a forma di petalo di ciliegio.
Dopo aver sussurrato il suo addio prese di nuovo il volo e si diresse verso la costa ovest di Raven dust, da lì sorpassò l'isola del non ritorno per continuare il suo viaggio. Volò per diversi giorni fino a quando non raggiunse un'isola non segnata sulle carte di Altea. Trovò uno spiazzo erboso e vi si adagiò, lentamente posò la grande testa sull'erba soffice, guardò per l'ultima volta il sole e chiuse gli occhi per non riaprirli mai più.

Libere dalla paura del drago le guardie di SilverSky si diressero verso il cimitero, lì trovarono il corpo del chierico conosciuto col nome di Riam, il fianco era squarciato da una profonda ferita, tuttavia sul suo viso si leggeva un'espressione di pace e serenità che mai aveva conosciuto in vita. Giaceva composto su una tomba sulla quale era inciso il nome Lia.

Riam
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Vecchio 08-02-2006, 23:32   #10
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Darktear

Cammino per le strade di Lightheaven senza una meta, osservo la gente che mi passa affianco ma loro non osservano me. Gli sguardi che mi vengono riservati sono gli stessi che riceverebbe un masso in mezzo alla strada, si chiedono solo se gli convenga passarmi sulla destra o sulla sinistra. Alcuni più semplicemente mi spintonano e passano.
Mi chiamo Darktear e oggi morirò.
Ripenso alla mia vita e mi accorgo di quanto sia stata vuota, confusa, inconsistente, noiosa. Quando giunsi a Lightheaven lo feci in cerca di gloria e potere, o almeno così mi piaceva pensare. La verità, quella che ho compreso solo ora, è che non avevo ambizioni, desideri.. niente. Cercavo il successo solo perché era desiderio comune di tutti quelli che mi circondavano, come una foglia trasportata dalla corrente seguivo i pensieri altrui.
Il mio primo, e ultimo, incarico fu di spiare il chierico Riam. Mi venne affidato da un angelo delle tenebre. Probabilmente era il modo più veloce che aveva per sbarazzarsi di me. Mi infiltrò nel tempio di Stoneheim come inserviente e mi disse di osservare il chierico, ogni tanto sarebbe venuto da me e avrei dovuto riferirgli cosa avessi appreso. Non lo vidi mai, probabilmente si dimenticò della mia esistenza.
Per tutti questi anni ho vissuto sempre lo stesso giorno, osservavo Riam alzarsi e uscire dal tempio, ispezionavo la sua camera e poi attendevo il suo ritorno alla sera. Quando le tenebre calavano ascoltavo le parole e le grida del suo sonno tormentato.
Oggi però è un giorno diverso, Riam è morto e non tornerà mai più. Ho preso tutti i suoi averi e sono tornato qui a Lightheaven, sono passato dal tempio e li ho lasciati lì. Chissà perché? Forse perché nessuno mi ha chiesto di farlo, è la prima volta che faccio qualcosa di mia spontanea volontà.
Immerso nei miei pensieri mi accorgo di ritrovarmi fuori dalla città, le guardie non mi hanno nemmeno fermato, sono insignificante. Cammino. All'improvviso mi trovo davanti un uomo in armatura, mi fissa, per la prima volta qualcuno mi guarda, "dove sono i beni del chierico? Perché li hai portati via?" mi chiede. Mi sbagliavo, non guardava me, guardava se avevo addosso la roba di Riam. "Li ho lasciati nel tempio di Lightheaven" farfuglio. Il guerriero mi guarda come se si aspettasse spiegazioni ulteriori, quando capisce che non ne avrà estrae la spada e me la punta contro, "torna a prenderli, se sarai fortunato i preti non ti faranno troppe domande" mi dice con tono seccato. Guardo la lama dell'arma e mi vedo riflesso, significa che esisto? "Non andrò" gli rispondo. La mia immagine riflessa scompare quando la lama scatta indietro velocemente, sollevo gli occhi giusto in tempo per vedere il fendente che mi trafigge il petto, improvvisamente sento un'esplosione di dolore nella testa, la visuale diventa rossa e le mie gambe cedono. Mi ritrovo a terra mentre con le mani cerco di arrestare la fuoriuscita del sangue. Perché non sono tornato al tempio? Se l'avessi fatto non mi avrebbe ucciso. La risposta si fa strada nella mia mente con una chiarezza disarmante, io sono sempre stato l'ombra di Riam, è stata la vita del chierico a scandire i miei giorni, senza di lui non ho più ragione di esistere. Che strano, neanche mi conosceva poi. Riesco a girarmi sulla schiena e osservo il cielo. Che scherzo crudele mi hanno giocato gli dei. Mi hanno dato la vita ma non mi hanno dato uno scopo. E se fossi solo il sogno di qualcuno?

GDR OFF
E così ho tolto di mezzo anche il mio mulo, era talmente inutile che non aveva nemmeno oggetti preziosi. Voi tutti pensate invece ai vostri poveri muli! E vergognatevi dell'indifferenza che gli riservate, in fondo pure loro sono pg.

Riam
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Vecchio 08-02-2006, 23:34   #11
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Re: Omaggio a Riam

La fine

"Signore, abbiamo sfondato! Le linee di difesa dell'harbringer hanno ceduto", disse l'esploratore con tono esultante malgrado l'evidente spossatezza.
Il comandante dell'esercito libero, così era stata nominata l'alleanza dei serafini di Altea, si alzò dalla sedia che era stata approntata nella sua tenda da campo e esclamò: "fai preparare la mia armatura. E' tempo che il giudice sia giudicato".
Le porte in legno rinforzato della sala del trono esplosero colpite da un potente incantesimo, i tre serafini più potenti dell'esercito libero erano infine penetrati nella sala più protetta di Kaza-dum, la fortezza dell'harbringer.
Davanti a loro, seduto su un trono, un bambino dalla carnagione pallida sfogliava assorto un'imponente tomo. Sembrava del tutto estraneo agli avvenimenti che lo circondavano. Uno dei tre angeli, il comandante dell'esercito, si avvicinò lentamente al fanciullo che continuava a sfogliare il tomo imperterrito. Mano a mano che il serafino avanzava poteva distinguere più chiaramente le pagine del grande libro, pagine completamente bianche, "Dove si trova l'harbringer ragazzo? Dimmelo affinché..", si interruppe, "affinché io possa liberare per sempre Altea" concluse il bambino levando gli occhi scuri verso il serafino. "Ti stupisce il fatto che conoscessi ciò che stavi per dire? No, non ti ho letto nel pensiero, io so già tutto", fece una breve pausa, "sono io l'harbringer".
Il serafino indietreggiò a disagio, "vaneggi, non puoi essere tu! Solo un bambino.. che sciocchezza". Il ragazzino chiuse il tomo e lo depositò ai piedi del trono mentre, con deliberata lentezza, si alzava. "Ti racconterò una storia", disse, "In un tempo ed in un luogo che non è più, Rhea, dea del tempo, ascoltava le preghiere dei mortali. Ella, signora di stupenda bellezza, aspettava un figlio. Un discendente che avrebbe preso il suo posto come signore del tempo. Ma yru, infido re dell'oscurità, bramava il suo potere e ordì un piano per impossessarsene: mentre Rhea dormiva, cullata dalle onde del mare, il malvagio signore la trafisse con la sua nera spada, ma il fato volle che il colpo trapassasse anche il feto che cresceva dentro il ventre della dea. Uccidendo così in un sol colpo coloro che detenevano il potere sul tempo, condannando così ogni essere vivente alla morte. Giacché nulla può sopravvivere senza il tempo".
Il serafino spazientito sbottò, "non ho ne la voglia ne la pazienza per ascoltare le tue fantasticherie bamboccio!".
Il bambino sembrò non notare l'insultò e prosegui, "il figlio non nato di Rhea avrebbe dovuto chiamarsi Harbringer, io avrei dovuto essere il signore del tempo.. ma così non fu. Trafitto mentre ero ancora nel grembo di mia madre, in uno stadio che precede la vita, fui confinato in questo luogo: il limbo, uno stadio che precede la morte. E qui ho ritenuto solo parte del potere sul tempo che doveva essere a me destinato"
Il comandante dell'esercito sguainò la spada e la puntò verso il bambino, "non ha importanza. Sono qui per ucciderti e questo farò. Il tuo passato non mi interessa!". Il fanciullo accennò un sorriso che presto si trasformò in una smorfia accompagnata da un lungo sospiro: "Il passato... non mi hai dunque ascoltato generale?", gli occhi del ragazzino brillarono di un bagliore rossastro, "non esiste il passato!", urlò l'harbringer. Dopo una breve pausa riprese a parlare: "te l'ho detto.. il mio potere è limitato, molto limitato. Il limbo, il luogo dove ora risiediamo, è privo di leggi e di ordine. Atemporale per definizione, e i miei poteri mi consento di creare delle leggi e una struttura per poco. Ironico vero? Il dio del tempo non ha tempo a disposizione".
Il generale, incuriosito da quello strano discorso, abassò la spada e rimase pensoso per alcuni istanti, poi parlò piano: "non ti capisco... cosa significa tutto questo?".
Il fanciullo tornò a sedersi sul suo trono e con un gesto della mano invitò i presenti a guardare fuori da una delle finestre della stanza. I serafini rimasero senza fiato nel constatare ciò che stava accadendo al di fuori della fortezza: l'accampamento dell'esercito era nel panico, una massa disordinata di angeli e umani correva verso la fortezza mentre la terra dietro di loro si sgretolava venendo inghiottita da un buio profondo. Niente sembrava resistere alla lenta avanzata di quella strana e fitta oscurità. Il generale, attonito, guardò ad ogni lato della fortezza solo per constatare che la massa oscura li aveva completamente circondati, e continuava a stringersi.
"Il nulla del limbo", disse il fanciullo, "ecco cosa stai vedendo. Il mio potere mi consente di creare un ordine, e quindi la vita, solo per un giorno. Dopodiché il limbo torna a reclamare ciò che è suo. Cominci a comprendere la verità ora generale? Voi non esistete che da stamani! I vostri ricordi sono solo un'illusione da me creata. Ho vissuto milioni di volte questo giorno. Sperando, ogni volta, che il mio potere fosse aumentato, che fossi in grado di prolungare questa realtà per un secondo in più... ma sono sempre stato deluso". La spada del generale cadde a terra rumorosamente mentre il serafino si accasciava impotente: "no.. no! Non può essere vero".
L'harbringer si alzò lentamente dal trono e si portò al fianco del generale accarezzandogli i folti capelli castani, "mi dispiace", disse piano il fanciullo, "ogni volta mi dispiace, ma ogni volta è sempre la stessa fine", così dicendo esercitò una lieve pressione sulla nuca del generale costringendolo a guardare fuori dalla finestra.
Sulla piana antistante kaza-dum le truppe dell'esercito libero avevano ascoltato tutto tramite un incantesimo di uno dei maghi. Il peso della verità li aveva schiacciati. Alcuni si lanciavano urlando verso il nulla che tutto inghiottiva per scomparire in esso, altri impazzivano arrivando addirittura a strapparsi le ali o a artigliarsi la faccia fino a estirparsi gli occhi, alcuni correvano disperati e in lacrime verso la fortezza nell'inutile tentativo di salvarsi, altri, più semplicemente, si sedevano e aspettavano la fine, completamenti svuotati da ogni emozione.
"Perché fai questo? Perché crei mondi condannati a morire? Che razza di mostro sei?", chiese il generale all'harbringer. Il fanciullo prese il mento del serafino nella sua esile mano e applicò una lieve torsione costringendo il generale a guardarlo negli occhi: "perché l'unico modo che ho per soppravvivere nel limbo è questo".
"Non è giusto", sussurrò il generale.
"Lo so", disse l'harbringer, "è quello che mi hai sempre detto... e che mi dirai anche domani". E il nulla li inghiottì..

Riam
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Vecchio 09-02-2006, 04:38   #12
Sargente
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Re: Omaggio a Riam

edit di [Kei]: no spam here
__________________
War Hammer Online...: OFF ( VENDUTO )
Nome: HELL
Classe: LEONE BIANCO
Reame: Ordine
Gilda: Unknowns

NELLA 1.60 ERO:

SARGENTE: Savage 9Lx < Dark Clan > Deira ( venduto )
PREZNOV: Mercenario 8Lx < Show Time > Deira (venduto)
SARGENTE: Mercenario < Not Today > Lamorak (venduto )

Le mie ex Gilde : Vorty - Deira - Lamorak

< BIT > MID Deira
< WaNTeD > MID Deira
< Dark Clan > MID Deira
< Show Time > ALB Deira
< Not Today > ALB Lamorak
< Reload > MID Lamorak

Ultima modifica di [Kei] : 18-04-2007 alle ore 14:18.
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Vecchio 13-02-2006, 16:38   #13
Ullrich
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Re: Omaggio a Riam

(perché rep negativa?)
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Vecchio 20-08-2008, 09:05   #14
Metus
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Re: Omaggio a Riam

Stupendo
__________________
wlf&lo
firmate la rep.

Ultima modifica di Metus : 20-08-2008 alle ore 18:01.
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